Vacone
Si riferisce forse al nome tedesco Wacho, – onis, ma la tradizione popolare dice che il nome si riferisce alla divinità sabina Vacuna
Tra storia e società Comune in pillole
Vacone è come uno dei primi capitoli di un bellissimo libro di scienze naturali. No, scusate no, è come un bellissimo paragrafo di un appassionante libro di storia! No, neanche questo va bene, perchè sono insieme sia storia che natura ma elevati all’ennesima potenza anche perchè è un comune con pochi abitanti come tutti quelli che con passione lazionauta invita a visitare! Qui siamo nel pieno della Sabina tanto e a ragione cantata e decantata da poeti dell’antichità come Orazio, Ovidio e Virgilio; questa è la Sabina dei castelli pittoreschi e dei boschi sacri dove troviamo i dirupi scoscesi e delle coste montane pienamente boscate e la natura si manifesta nelle forme più variegate: da quelle aggressive e forti a quelle più dolci, tenue e riposante.Il toponimo Vacone deriva dal culto della dea Vacuna e dall’ubicazione in zona di un “fanum vacunae“, cioè un tempio dedicato alla dea; nell’antica Sabina il culto di Vacuna era proprio forte, tant’è che Numa Pompilio re di Roma, insegnò ai romani il rispetto di questa divinità. Secondo l’interpretazione locale Vacuna era protettrice dei villeggianti, di coloro che si divertivano ritemprando il proprio fisico tra gli spensierati ozi della campagna (oggi potremo parlare di “Ozio creativo” come ha insegnato a molti, il Professore di sociologia del lavoro Domenico De Masi). Sembra strano ma da ciò potrebbe derivare il termine latino “vacare” che significa cessare con il riposo dalle molestie preoccupanti dell’animo, come chiamiamo normalmente vacanze quei periodi di riposo destinati alla tranquillità e ai passatempi. Secondo un’altra scuola di pensiero Vacuna è la divinità dei boschi, delle acque, della natura, e della fertilità; in questo territorio sono tanti i reperti di età romana rinvenuti e tra i quali spicca la struttura della villa del grande Poeta latino Quinto Orazio Flacco.
La presenza della vicina Fonte Bandusia (Fons Bandusiae), il Pago (Pagus) e la nitida vista del monte Soratte, fanno riconoscere in questi luoghi il fundus donato da Mecenate al Poeta nel 33 a.C.. Le prime notizie del castello di Vacone sono del 1027 quando, Susanna, con il consenso del marito Attone, donò al monastero ciò che aveva ereditato dal padre Landolfo e dalla madre Tassia nel castello di Vacone.
Il castello cadde agli inizi del XIII secolo, a favore della nobile famiglia romana Ogdolina; ma la popolazione reagì violentemente all’imposizione del dominio signorile tanto da spingere Papa Gregorio IX a riacquistare i diritti del castelloper ridare pace e quiete anche all’intera Sabina. Il castello passò nel 1364 agli Orsini che poi lo lasciarono in eredita ai Caetani, che lo vendettero al Conte Gasparo Spada. Alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1624, gli successe la vedova Virginia Mattei. Il castello fu poi venduto ai Caccia di Sant’Oreste, dai quali passò al marchese Angioletti. Il nobile bolognese nel 1658 la vendette a Guido Vaini, successivamente alla morte di quest’ultimo, il castello venne venduto al nobile reatino Antonio Clarelli. Il 18 novembre del 1816 il marchese Antonio Clarelli rinunciò ai diritti feudali su Vacone (all’epoca aveva 283 abitanti), divenne così appodiato di Torri tornando Comune autoctono nel 1827.
Tra le righe
Dove siamo? Vacone è a circa 70 km da Roma, 30 da Rieti e 20 da Terni; confina a nord con Configni, a nord-est con Cottanello e a sud-sud-est con Torri in Sabina. Il territorio è abbastanza diverso: qui troviamo ampi tratti boscosi, interrotti dagli affioramenti rocciosi e da fenomeni di microcarsismo (doline, antri e grotte con stalattiti e stalagmiti), con una ricca e varia vegetazione che contribuisce a dare al paesaggio un aspetto unico e gradevole. Il centro è a 510 metri sul livello del mare alle pendici del Monte Cosce alto 1.124 metri. Quinto Orazio Flacco (nato a Venosa in provincia di Potenza nell’area del Vulture, è uno dei 196 comuni iscritti all’associazione “I borghi più belli d’Italia nel 65 a.C. e deceduto nell’8 a.C., pochi giorni dopo la morte di Mecenate) è stato il massimo poeta lirico della latinità. Frequentò le scuole a Roma e ad Atene e partecipò nello scontro a Filippi nel 42 a.C. tra gli sconfitti; le precarie condizioni paterne, lo costrinsero ad accettare un modesto impiego; iniziò così a scrivere le prime Satire ed i primi Epodi, che lo fecero conoscere negli ambienti letterari permettendogli di fare amicizia con Virgilio e Mecenate, che sarebbe poi divenuto il suo più grande amico, donandogli nel 33 a.C una villa in Sabina ove il poeta si ritirò. Orazio Flacco inoltre introdusse molti metri lirici e neologismi nella poesia latina, che in tal modo arricchì, portandola ad elevatissimi livelli. La Dea Vacuna era la divinità principale dei sabini sopratutto tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale. Lungo la via Salaria tra i comuni di Cittaducale e Castel Sant’Angelo, c’è il Lago di Paterno, identificato con il “lacus Cutiliae“, era alimentato da una sorgente salutare e sacra a Vacuna. La dea Feronia era un’altra divinità venerata nella sabina (come attestato dalle epigrafi rinvenute a Trebula Mutuesca “Montebuono”) e in tutta l’area centro-italica; il cui culto a questa dea è legato alla fertilità e l’agricoltura, il principale santuario Lucus Feroniae è vicino a Fiano Romano.
Vaconio importante giureconsulto fiorito agli inizi del XVI secolo, viene ricordato per aver lasciato importanti segnali con l’insegnamento della giurisprudenza e le numerose opere scritte di diritto civile. Vaconio è tra le figure più illustri, native del nostro territorio in un paese ridefinito ”Vacuna in Sabinis“, in omaggio al citato personaggio, ricordato per l’acutezza delle sue indagini e la molteplicità della sua dottrina; tali furono i suoi riconoscimenti accademici che fu ritenuto uno dei più cospicui giuristi della sua età. Sacra Vacunae (“…Ante focos olim scamnis considere longis mos erat, et mensae credere adesse deos; nunc quoque, cum fiunt antiquae Sacra Vacunae, ante Vacunales stantque sedentque focos…” Ovidio, I Fasti, VI, 305-308). Sacra Vacunae è l’evento di maggiore interesse nel panorama delle manifestazioni vaconesi; è una rievocazione storica in costume dedicata ai fasti della Dea Vacuna e all’antica Roma. Tre giorni da non perdere, quindi per conoscere e degustare vini di qualità, assaporare antiche ricette, prelibatezze gastonomiche artigianali e scoprire nuovi e suggestivi percorsi turistico-ambientali. Infotel: 0746 – 676833. Dove siamo? Vacone è a circa 70 km da Roma, 30 da Rieti e 20 da Terni; confina a nord con Configni, a nord-est con Cottanello e a sud-sud-est con Torri in Sabina. Il territorio è abbastanza diverso: qui troviamo ampi tratti boscosi, interrotti dagli affioramenti rocciosi e da fenomeni di microcarsismo (doline, antri e grotte con stalattiti e stalagmiti), con una ricca e varia vegetazione che contribuisce a dare al paesaggio un aspetto unico e gradevole. Il centro è a 510 metri sul livello del mare alle pendici del Monte Cosce alto 1.124 metri.
Demografia
Vacone ormai da quaranta anni ha trovato (ma soprattutto applicato) la ricetta giusta per far vivere bene la propria cittadinanza.Questo fatto così importante lo si intuisce attraverso la lettura delle statistiche sull’andamento demografico cittadino (la tabella alla quale ci riferiamo è quella che potete vedere a sinistra), che ci mostrano come ormai dal 1971 la popolazione qui si è consolidata stabilizzandosi intorno ai 275 abitanti di media. Questo dato apparentemente confortante (ed estremamente in linea con il dato nazionale), lascia intuire però che siamo ad una crescita vicina allo zero nel senso che dal punto di vista numerico la popolazione è sempre la stessa e quindi siamo in presenza di un invecchiamento della stessa. C’è poco cambio generazionale, con la conseguenza che diventa rischioso gestire e soprattutto mantenere vive le tradizioni culturali, maturate in questo comune proprio da tanti anni.
Gastronomia
Una particolare considerazione merita l’olio extravergine di oliva prodotto da questa terra, simbolo della millenaria civiltà agricola ed insieme settore trainante della Sabina; recentemente l’olio sabino di oliva extravergine ha ottenuto un importante riconoscimento ovvero la Denominazione di Origine Controllata, titolo che deve essere ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti (da sole o congiuntamente) negli oliveti: Carboncella, Leccino, Raja, Pendolino, Frantoio, Moraiolo, Olivastrone, Salviana, Olivago e Rosciola per almeno il 75%, mentre il prodotto di qualità si ottiene con la molitura a freddo e ad un’attenta raccolta effettuata a mano sulle piante, senza percuotere i frutti e alla conservazione del prodotto trasformato.
Qui non dobbiamo perdere alcuni piatti caratteristici quanto genuini come: ”gli strozzapreti” conditi con sugo di pomodoro, olio e aglio; “le fregnacce” alla mentuccia (la santoreggia) che si aggiunge all’impasto; l’ultimo fine settimana di luglio c’è la Sagra, segnatela sul vostro personale calendario!; d’inverno “la padellaccia“, con sugo, formaggio e ritagli di maiale appena macellato o di galluzze (il nome dialettale per i gallinacci); “i falloni“
Tra le feste: Festa d’Autunno si tiene l’ultima domenica di ottobre, nell’incantevole scenario del Pago (l’antico Pagus romano). Qui si possono gustare le delizie di stagione come polenta, salsiccie, castagne e vino novello.
Fiere e Mercati. Dal 2003 è tornata a Vacone la seconda domenica di ogni meseuna delle più antiche fiere mercato del Lazio. La nascita della manifestazione che si tiene in Località Osteria, lungo la Strada Statale Ternana, risale, infatti, al 1861.
Itinerario oraziano ripercorre tutte le località che fecero da scenario all’opera del Poeta Quinto Orazio Flacco dal 33 a.C. in poi, nel suo soggiorno in Sabina. Questo piacevole itinerario è percorribile autonomamente sia a piedi o in macchina, volendo anche contattando l’Ufficio Turismo e Cultura del Comune di Vacone (Tel.: 0746 – 676833) che periodicamente fornirà una guida opportuna. La percorrenza massima di questo interessante quanto suggestivo itinerario è di circa un giorno e si snoda attraverso i toponimi rintracciabili nell’opera oraziana ed ulteriormente ricordati in una ricca tradizione erudita. Infatti nel 1703 il Cardinal Bartolomeo Piazza descriveva in modo minuzioso questi luoghi, avvalorando l’opinione dei suoi predecessori.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti
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