Varco Sabino
Varco si riferisce ad una caratteristica geografica locale al pari di valico tra due montagne mentre Sabino risale al 1873
Tra Storia e Società Comune in pillole
(Varco Sabino è privo dell’araldo municipale)
Varco Sabino è un grazioso paese costruito nel XV secolo dagli abitanti di Mirandella, un paese vicino che era stato completamente distrutto da un violento terremoto. Purtroppo la storia di questo comune della sabina non è proprio chiara perchè le notizie in merito sono proprio scarse; sappiamo che deve la sua importanza soprattutto al vicino valico che anticamente collegava la sabina con l’Abruzzo attraverso i monti Carseolani e dal quale ne prende il nome. Comunque, l’attuale comune di Varco Sabino così come lo conosciamo noi, fu edificato nel 1853; dobbiamo qui ricordare che non raggiunse mai lo stato di “castrum” inquanto non era sufficintemente protetto da fortificazioni anche se, nella zona, erano presenti diverse forme di popolamento sparso, che gravitavano intorno alla Chiesa di Sant’Angelo de Varco, che compare per la prima volta in un registro redatto nel 1252, di chiese dipendenti dal monastero di San Salvatore Maggiore. Nell’elenco dei castelli e dei villaggi usurpati a San Salvatore agli inizi del Trecento con la forza dalla famiglia dei De Romania non compare Varco; nel 1353 Papa Innocenzo VI concesse ad Angelo di Francesco da Varco un canonicato in attesa di prebenda nella chiesa collegiata di San Pietro di Cassel, diocesi di Thérouanne, nel dipartimento attuale del Pas-de-Calais, ad attestare la presenza di un insediamento ed il notevole rango sociale raggiunto. Agli inizi del XVI secolo l’insediamento di Varco era composto da circa trenta case. L’etimologia del toponimo spiegata da Palmieri è la seguente “il nome l’acquistò dal rimanere sotto sporgenti rupi, che sono incatenate tutte, ed il capo di tal catena lo ritiene in mano la piccola statua di San Michele Arcangelo, che rimane in una nicchia o grotticella”; mentre una seconda interpretazione del toponimo fa riferimento alla collocazione geografica dell’insediamento nel senso di “valico”. Al momento della completa riorganizzazione dello stato della Chiesa nel 1817, Varco fu appodiato di Castelvecchio ed inserito nel governatorato di Roccasinibalda; poi divenne comune e, nel 1853 aveva 404 abitanti riuniti in 86 famiglie, che alloggiavano tutti in 73 case. Le famiglie più importanti dell’epoca erano i Caprioli, i Battisti e i Manelli, mentre la chiesa parrocchiale che era senza l’organo, erano dedicata a San Girolamo. All’epoca l’attività principale era la lavorazione del legno, venivano poi una bottega di ferri lavorati ed una piccola spezieria; la piazzatta del villaggio serviva per la trita del grano operata grazie al duro lavoro di 14 bottai. Nella compagine economica, c’erano anche un sarto ed uno scalpellino.
Tra le righe
Varco Sabino dista da Rieti 31 chilometri, il territorio è compreso tra i 454 e i 1.450 metri sul livello del mare e quindi ha una escursione altimetrica notevole, di 996 metri. Circondato da una vegetazione bellissima e da panorami di rara bellezza, i confini sono compresi tra la sponda destra del Lago di Salto e la catena del massiccio del Navegna e fa parte dello splendido Parco dei Monti Navegna e Cervia. Varco Sabino confina a nord con i comuni di Concerviano e Petrella Salto, ad est con i comuni di Marcetelli e Pescorocchiano, a sud con i comuni di Paganico e Ascrea, ad ovest con i comuni di Castel di Tora e Rocca Sinibalda.
Poggio Vittiano è una frazione di Varco Sabino e anche questa zona è ricca di storia ma anche di nebbia. Qui troviamo un castello che compare nelle fonti del XIII secolo ed è compreso anche questo nella signoria territoriale di San Salvatore maggiore. Nel 1253, viene ricordata la chiesa di Santa Maria di Poggio Vittiano, anche se la sua fondazione è ben più antica e potrebbe essere retrodatata di almeno due secoli. Nel 1817 con 150 abitanti era appodiato di Castelvecchio nel governatorato di Roccasinibalda , poi divenne appodiato di Varco. Nel 1853 qui vivevano in 38 famiglie (per ciascuna c’era una casa) e 186 concittadini; la parrocchia era dedicata a Santa Maria. Il Castello di Rigatti fu fondato probabilmente nel XII secolo, come si ipotizza per la comparsa nel 1153 della Pieve di Santa Maria in Rigatti, ed appartenne ai Mareri, pur essendo colocato oltre la frontiera normanna. Federico II privò Tommaso dei suoi feudi, perché dopo essere stato un fedele funzionario imperiale, aveva nel 1247 cambiato partito cedendo la Romagna, di cui era vicario, al pontefice. I castelli furono quindi immediatamente resi a Tommaso nel 1250 alla morte di Federico da Papa Innocenzo IV. Nel 1271 il castello, che faceva parte della baronia di Filippo Mareri, fu sequestrato con gli altri e dato al milite provenzale Guglielmo Acrrochemoure, che lo restituì alla curia regia nel 1279. Il castello tornò poi ai Mareri e restò in possesso della famiglia, finché Muzio, subentrato al fratello nel governo del feudo, fu arrestato con il figlio Lelio nel 1612 e nel 1615 fu condannato a morte dal tribunale del governatore di Roma e giustiziato per aver offerto ospitalità e concesso protezione ai banditi della zona, mentre i suoi feudi, Ascrea, Bulgaretta, Marcetelli e Rigatti, furono confiscati fino al 1623 quando ne furono nuovamente investiti i figli del fratello Cesare che aveva sposato Eleonora Orsini. Nel 1633 Rigatti fu venduto a Matteo Sacchetti ed eretto a marchesato. Nel 1715 Papa Clemente XI, con un suo chirografo, autorizzò la vendita ai marchesi Vitelleschi. Nel 1817 Rigatti era un appodiato di Castel di Tora. Nel 1853, appodiato di Ascrea, la popolazione del paesino assommava a 278 persone che formavano 61 famiglie in 58 abitazioni sotto la chiesa parrocchiale della Santissima Concezione.
Rocca Vittiana
Delle fasi più antiche sdi questa frazione si conosce solo la presenza nel 1238 di un notaio dal nome Matteo, originario del luogo, e nel 1252 della Chiesa di San Tommaso “cittadina” e quelle rurali di San Felice e di San Giacomo, tutte appartenenti a San Salvatore Maggiore. Nel 1282 gli abitanti di Rocca Vittiana, con quelli di Poggio Vittiano, Offeio e San Martino, per sottrarsi alla signoria del monastero di San Salvatore, giurarono fedeltà, obbedienza e vassallaggio per il tramite del proprio sindaco al comune di Rieti nella persona del podestà Guglielmo da Orvieto. Nel 1817 era appodiato di Castelvecchio nel governatorato di Roccasinibalda con 127 abitanti; poi fu appodiato di Varco e nel 1253 contava 174 persone per 31 famiglie che abitavano in 27 case. La chiesa parrocchiale di San Tommaso era considerata piccola, e nel paese si vendevano solo sale e tabacchi ed esisteva la mola a grano di Salvati.
Demografia
Varco Sabino ha aperto il terzo millennio riservandoci una sorpresa, ovvero nei primi otto anni di questa nuova epoca qui con 235 residenti, si è toccato il punto più basso nella storia di questo comune, rispetto alla scala demografica. Il periodo storico più florido è nstato vissuto nell’ormai lontanissimo 1871 quando i “clienti” del comune erano ben 1220! Poi la storia per lunghi anni ed almeno fino al 1936, ha proposto un andamento demografico abbastanza coerente con il contesto socioeconomico, e soprattutto senza particolari sbalzi; ciò che invece è accaduto nel periodo subito dopo è il segno di un cambiamento radicale: infatti dal 1951 ai nostri giorni ad abitare a Varco Sabino è rimasto circa un quarto di quella popolazione . Certo è che i demografi studiano soprattutto le presenze fisiche, legate ad un territorio in rapporto al contesto sociale; ora in mancanza di ulteriori approfondimenti, lazionauta si sente di augurare a questo bel comune grazioso nelle persone e pittoresco nella sua conformazione, di non perdere la cultura e le tradizioni che per lunghi periodi hanno ben distinto questo comune.
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