Ventotene

In altra epoca, veniva chiamata Pandataria forse per il forte vento
Il più piccolo comune per abitanti della provincia di  Latina.

Il Patrono Santa Candida ricorre il 20 di settembre

Tra Storia e Società                                             Comune in pillole

Araldo municipale

Alcune eruzioni riconducibili a circa un milione e settecentomila anni fa, proiettarono fuori dal mare lave e materiali piroclastici che diedero vita, in poco tempo, all’isola di Ventotene costituendo così la parte superiore di un cono vulcanico. Sono molti i geologi che studiando in maniera approfondita l’intera zona, hanno desunto che a Ventotene è accertata la presenza di materiale protostorico rinvenuto circa quaranta anni fa in un terreno che si trova fra il cimitero ed il pendio occidentale dell’isola. Reperti questi di grande importanza anche se - a causa del tempo trascorso – per lo più ormai erano ridotti a frustuli ceramici, e si pensa risalissero all’età del bronzo(nei secoli XVI – XVII a.C.). In ogni caso non deve sorprendere la presenza in zona di un benchè minimo insediamento, in questo punto dell’isola. Infatti come per Ponza, anche a Ventotene nella scelta dei luoghi per la socializzazione in epoca protostorica, si prediligevano i punti a ridosso del ciglio roccioso (a garanzia di una maggiore possibilità di difesa) ma non lontani dai punti di approdo e di facile sfruttamento del suolo. Sempre durante l’età antica la nostra isola era conosciuta come Pandaria o Pandotira. Solo nel Medioevo si inizia a modificare il nome originario dell’isola, fino ad arrivare all’attuale nome di: “Ventotene“, che molto probabilmente nasce dal termine “vento”. Dopo un lungo periodo di silenzio durato tutta l’età repubblicana durante il quale evidentemente l’isola risente del maggior sfruttamento di Ponza, Ventotene sale alla ribalta della cronaca a partire dal I secolo a.C. con la sua designazione a luogo di esilio, per la vita dissoluta di esponenti della famiglia imperiale. Spettò a Giulia il triste destino di inaugurare la serie di ospiti illustri dell’arcipelago pontino. Le cronache dell’epoca ci fanno sapere che  nel 2 a.C. la figlia di Augusto fu relegata a Ventotene per violazione della lex iulia sulla moralizzazione pubblica, emanata da Augusto nel 18 a.C..

I monumenti

Un angolo del comune

Ventotene – che nel dialetto campano vuol dire ‘vento tiene’ cioè battuta dal vento – è interamente scolpita nel tufo e anche in questo svela la sua origine vulcanica nelle terre rossastre e brune, coperte da bassa vegetazione e da fichi d’india. Questa isola è come un “Museo del mare a cielo aperto” con qualche opportunità – anche non espressamente culturale – in più: il cibo che qui è proprio ottimo e lazionauta vi invita a degustarlo cucinato nella maniera più tradizionale possibile, proprio come fanno i ristorantini non solo del centro storico ma anche della periferia. Soffermiamoci ora sui monumenti più significativi e quindi abbiamo la Grande villa (con il nucleo principale a Punta Eolo e padiglioni alla peschiera e complesso soprastante); le cisterne di alimentazione dell’acquedotto; i resti (purtroppo in via di totale depauperamento) della necropoli e del porto.

La Villa di Punta Eolo, detta comunemente di Giulia dal nome della prima esiliata, si distende per oltre trecento metri di lunghezza e circa cento di larghezza, sul promontorio di Punta Eolo; serve un pò di spirito di osservazione e la conoscenza anche se vana della tecnica delle costruzioni per riconoscere in questo sito importante gli spazi destinati ai cortili, le stanze, i corridoi, i diversi giardini, le cisterne, gli spazi per la conversazione, le cucine e poi anche le immancabili terme usate e abusate in quel periodo. Qui notiamo quanto e cosa costituiva quell’insieme di elementi che servivano a sorreggere l’intelaiatura della preziosa villa. Quasi ovunque è stata usata l’opera reticolata, affiancata qua e là da strutture in laterizio fatte di sole tegole dando quindi un indizio certo per datare la cronologia dell’impianto originario che andrà fissata alla prima età augustea. Tracce di rifacimenti con mattoni, con rozza muratura o anche con strutture di recupero, si possono vedere ovunque, soprattutto nelle parti più esposte all’azione combinata del vento e del mare mosso.

L’isola di Santo Stefano: la storia di quest’isolotto si può ricollegare a quella della sua gemella Ventotene almeno fino al periodo dei Borboni, quando a Santo Stefano le sarà assegnato il pessimo compito di isola penitenziario durato fino al 1969. L’isola naturalmente è ancora dominata dall’edificio carcerario oggi abbandonato al suo destino, ma qual’esso sia, a nessuno è dato saperlo.

Andando a Ventotene, dobbiamo anche suggerirvi di visitare: Cala Rossano con il suo porticciolo, la spiaggetta e le grotte; Punta del Pertuso la tufacea sede del porticciolo romano con le banchine sormontate da suggestivi archi naturali; la Punta dell’Arco, Punta Pascone, Cala Parata Grande, gli Scogli degli Sconcigli, la peschiera e poi ancora la spiaggetta di Cala Nave con i due scogli della Nave di Terra e della Nave di Fuori. Oltre al tradizionale itinerario, sono bellissime ed incantevoli anche le passeggiate lungo i sentieri di campagna, sul ciglio della costa da dove si può ammirare – a seconda del periodo – coltivazioni di lenticchie e giardini trasformati in minifrutteti.

Demografia

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Ventotene sembra ora aver ritrovato il suo punto di equilibrio, il suo baricentro quello che permette di coniugare una sana vita cittadina con (l’altrettanto importante) la conservazione delle tradizioni popolari e quindi della cultura. Certo è che sono ormai lontani i tempi in cui qui vivevano quasi tre volte la popolazione che troviamo ora!  ma sembrano lontani pure gli anni settanta (1970 n.d.r.) quando a Ventotene c’erano duecento abitanti in meno. Per questo ora parliamo di punto di equilibrio e proprio per questo abbiamo anche il piacere di invitare i lettori di Lazionauta di fare una vacanza anche breve a Ventotene perchè questo comune – e lo diciamo con tanto orgoglio – è il più piccolo della provincia di Latina e perchè è paragonabile ad un Museo naturalistico a cielo aperto per le sorprendenti bellezze che solo qui possiamo godere peraltro senza un biglietto da pagare.

 Come arrivare a Ventotene? Il collegamento con l’isola è assicurato da regolari servizi di traghetto ed aliscafo con i porti di Formia, Napoli e Ponza (Fiumicino ed Anzio in estate). Clicca qui per saperne di più

Gastronomia: a Ventotene (come anche a Ponza) c’è un particolare interesse culinario rivolto ai conigli che qui vengono insaporiti con diverse erbe aromatiche locali; altro interesse culinario naturalmente è per il pesce e per i legumi ed in particolare per la zuppa di cicerchia, per le fave con le quali si cucina una densa purea e per le lenticchie, queste qui sono proprio famose per la loro squisitezza.

Il Patrono è Santa Candida e ricorre il 20 di settembre

La tua Agenda da stampare
Lo statuto del Comune (non pervenuto)
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Latina
Clicca qui per vedere Ventotene 
Twitter Digg Delicious Stumbleupon Technorati Facebook Email

Nessun commento... Lascia per primo una risposta!