Vivaro Romano
Il nome è originato dal latino “vivarium” (vivaio), mentre “Romano” è riferito all’ubicazione
Tra Storia e Società Comune in pillole
Ai confini con l’Abruzzo, questo comune è sulla dorsale spartiacque tra i Monti Lucretili e la Valle del fiume Turano. Tra le diverse ipot
esi suggestive che spiegano l’origine del nome Vivaro, si parla anche del ritrovamento di “un grandioso acquedotto che, partendo dal monte di Vivaro, si interna nella vicina Macchia di Sesera”; il primo documento che nomina Vivaro è contenuto nel Regesto Farfense, ed è riferito agli anni 1010-12 quando un tal Tansarico dona all’Abazia di Farfa i suoi beni situati a Pozzaglia, aventi come confine: “pertinentia de Ophiano et de Vivaro”.
A partire dal secolo XI il Castello di Vivaro è legato alle vicende della potente Abbazia di Farfa.
Abbiamo quindi visto che Vivaro Romano, questo bel comune grazioso e pittoresco che lazionauta consiglia di visitare, non è proprio di nuova costituzione. Infatti, Vivaro Romano è un antico insediamento degli Equi, è un paesino che sorge al centro della Valle del Turano; nelle immediate vicinanze del centro abitato sono stati rinvenuti alcuni reperti che ne tracciano con certezza la storia alquanto remota; infatti, nell’anno 229 a. C., i romani qui fondarono una colonia latina che si doveva occupare dell’allevamento degli animali destinati sia all’alimentazione che al sacrificio, denominandola Vivarum (vivaio). Successivamente, e quindi durante le invasioni barbariche, il territorio appartenne al ducato longobardo di Spoleto, mentre nel X e XI secolo all’Abbazia di Santa Maria in Farfa, il cui possesso viene confermato dall’Imperatore Enrico I, visibile da un documento redatto nell’anno 1118.
Dove sorge Vivaro e quindi sulla vetta dell’altura, sono ancora visibili i ruderi della Rocca appartenne alle nobili famiglie degli Orsini (nel 1440 che costruirono un nuovo e più solido castello che per cinquecento anni sfidò gli assalti degli eserciti), Brancaleone, Cenci, i Vitelli, i Ceuli finché, nel 1609, il Papa Paolo V Borghese l’acquistò per il nipote Marco Antonio; da questo punto in poi la roccaforte fu destinata solo per il ristoro occasionale di vari signori. Nel 1799, dopo una forte resistenza ad opera dei difensori del Papa, venne incendiata dai francesi di Napoleone. Ingenti furono in quella circostanza i danni causati dall’attentato. Nel 1902, il cardinale Angelo Di Pietro (nato a Vivaro Romano il 22 maggio 1828 e morto a Roma il 5 dicembre 1914 a 86 anni, da Papa Leone XIII fu elevato al rango di Cardinale nel Concistoro del 16.01.1893), riscattando tutti i possedimenti sui quali gravava un oneroso canone a favore del Principe Borghese, liberò dal secolare servaggio il proprio paese di nascita.
Pillole di storia: in un documento del novembre 1525 risulta che Alimonte Brancaleoni è il Signore di Vivaro; dopo di che il castello è oggetto di una complicata controversia ereditaria tra le famiglie dei Brancaleoni, dei Cherubini e dei Coppari. Dopo lunghe ed estenuanti trattative i Brancaleone riuscirono, versando ingenti somme ai contendenti, a mantenere la proprietà di Vivaro. Durante questo periodo qui nasce un nuovo organismo giuridico ovvero: una Communitas o Universitas, spesso in contrasto con il Signore del Castello. Nascono così le categorie dei fittavoli, censuali, enfiteuti e livellari, con espressa personalità giuridica e compartecipi dello sviluppo economico e sociale del territorio.
La figura del Signore non scompare in quanto la sua superiorità economica gli permette di mantenere anche una carica politica. Resta quindi sua l’amministrazione della giustizia che gli permette di controllare ogni cosa mentre l’approvazione degli Statuti – da parte di Metello e Pietro Antonio Brancaleoni avvenuta il 9 agosto 1560), rappresenta il fatto eclatante di questo caldo e tormentato periodo.
Demografia
A Vivaro Romano nel 1921 con 1.038 iscritti all’anagrafe si è registrata la massima presenza di abitanti. Incuriosisce però anche l’andamento demografico del decennio che va dal 1991 al 2001 quando la popolazione – partita nel 1991 con 242 abitanti – ha registrato dieci anni dopo un calo del 7,85 % con 223 abitanti. I primi sette anni del nuovo decennio hanno ulteriormente alleggerito il bilancio anagrafico di questo municipio, ricco di storia e di buone e gentili maniere che lazionauta consiglia di visitare senza esitazione approfondendo anche il settore della gastronomia che vi sorprenderà assolutamente favorevolmente.
Percorsi obbligatori
Chi vuole immergersi anche per un solo giorno nella storia dei nostri piccoli comuni con l’intenzione di andare a Vivaro Romano, lazionauta suggerisce di seguire il percorso che gli si prospetta appena dopo aver oltrepassato la Rocca; da qui infatti, si raggiunge inevitabilmente la suggestiva Chiesa di San Biagio neogotica a tre navate, dotata di un notevole affresco orientale realizzato nel XII secolo, custodito dentro una teca lignea raffigurante Maria Santissima Illuminata. Nella stessa chiesa si possono vedere anche tre trittici in cornici realizzate in stile gotico che rappresentano tra gli altri: la Madonna in Trono e Santi, San Biagio e Madonna fra i S S. Sebastiano e Lucia. Dopo un così tanto ammirare, non fatevi mancare un piatto di “Polenta alla carbonara” del quale segue la ricetta.
Gastronomia: “Polenta alla carbonara” ingredienti per quattro persone: 3 litri di acqua, 1 kg di farina gialla, 250 gr. di pancetta, 150 gr.di pecorino grattugiato, sale, pepe e olio d’oliva quanto di abitudine basta.
Modalità di preparazione: fate bollire l’acqua in un recipiente ampio, salare e versare la farina a pioggia; con un mattarello mescolare con vigore e continuamente finché l’impasto diventi ben sodo; a cottura ultimata rovesciare la polenta su una tavola di legno, far raffreddare e tagliare a fette non troppo sottili. Tagliare a pezzettini la pancetta e fatela soffriggere con abbondante olio e pepe. Rimettere le fette nel recipiente dove si è cotta la polenta, condire poi ogni strato di polenta con pecorino e la pancetta soffritta e riscaldare il tutto fuoco lento.
A cottura ultimata servire a tavola con un buon bicchiere di vino rosso. Lazionauta augura un “Buon appetito!“
- Lo statuto del Comune (non pervenuto)





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